cover

Un ragazzo e una ragazza, un incontro su un treno e...una storia vera?


Luca sedeva nervoso sul piccolo e scomodo sedile del suo volo low cost che l'avrebbe portato, di lì a poco, a Madrid.
L'inquietudine, però, non derivava dall'approssimarsi del decollo, che anzi attendeva con eccitazione. Adorava quel particolare momento in cui la potenza dei motori dell'enorme 737 si scaricava come un fiume in piena, schiacciando i passeggeri sul sedile per raggiungere una velocità sufficiente a far staccare il velivolo da terra.
No, in quei momenti il ragazzo era più preoccupato di quello che avrebbe trovato una volta giunto a destinazione. O meglio, di chi avrebbe trovato.

Mentre l'aereo rullava sulla pista chiuse gli occhi, ripensando alla prima volta che l'aveva vista.

Era una normalissima mattina di ottobre. Fresca, non fredda, di quelle che esci alle 6 e sembra già inverno, rispetto al mese appena trascorso, e poi appena il Sole fa capolino dai primi accenni di nebbia ti accorgi di essere vestito troppo pesante. Esattamente con quei pensieri Luca era salito sullo sporco treno regionale che lo avrebbe portato dal paese dove abitava, nell'hinterland milanese, fino al cuore della metropoli dove si recava ogni giorno. Lo stesso noioso tragitto quotidiano, spesso non scevro di sofferenze: carrozze piene, odori variegati, specie sconosciute di insetti che ormai dimoravano nei sedili dal tessuto consumato dal tempo e dagli innumerevoli occupanti. Da casa alla banca dove Luca ricopriva il ruolo di semplice impiegato di sportello appena assunto, e poi dalla banca di nuovo a casa.

Quel giorno no. Appena salito, preso dalla ricerca impossibile di un posto a sedere, scorse per la prima volta gli occhi di lei. Intabarrata in una sciarpa colorata, con evidente anticipo sulla stagione, i folti capelli neri che le incorniciavano il viso e la pelle chiara, gli occhi verdi che soli spuntavano sul viso coperto e che per un interminabile istante avevano illuminato l'intero panorama visivo del ragazzo, che si era bloccato ad osservarli, tanto da essere spinto dai passeggeri dietro di lui. Cadendo per terra, con un gesto di stizza si mosse in avanti, fermandosi poi in piedi non molto lontano dalla ragazza.
Continuò ad osservarla, durante il breve tragitto. Ogni tanto lo sguardo di lei incrociava il suo, e lui lo abbassava, temendo di essere scoperto e di infastidirla. Non riusciva a smettere di guardarla. Poi lei scese, la magia finì, e tutto procedette di nuovo come di consueto, tornando nell'alveo della banale normalità quotidiana.
Qualche giorno dopo, però, salendo sullo stesso treno, alla stessa ora, la vide di nuovo. Stavolta il posto davanti a lei, lato finestrino, era incredibilmente libero, e lui si affrettò ad occuparlo (passando quasi sopra ad altri contendenti, ammise sorridendo mentre l'aereo si alzava in volo).
Di nuovo quel gioco di sguardi, ma Luca, molto timido, non riuscì ad andare oltre. Si immaginava rompere il ghiaccio, chiederle qualcosa, ma le parole non gli uscivano di bocca, quindi estrasse il libro che stava leggendo in quei giorni e si chiuse nella lettura.
Invece fu lei a parlare.

- Ehi, ti piace Kundera? - esclamò Paola, sorridendo e osservando il volume che lui aveva in mano, La lentezza.
- Sì...sì - balbettò Luca. - Ho letto molti suoi libri. -
- Io tutti! Di questo... - esclamò la ragazza strappandoglielo di mano e sfogliando velocemente le pagine - ...sì, ecco, adoro questa parte... -

"Vengo da un paese in cui un uomo, per il solo fatto di esprimere ad alta voce il suo pensiero, poteva essere privato di ciò che costituiva il senso stesso della sua vita, perché il senso della vita, per un uomo di scienza, non è nient'altro che la scienza. Appena sei mesi fa, facevo ancora il muratore. No, non vi è in questo nulla di umiliante, si imparano molte cose, si conquista l'amicizia di persone semplici e meravigliose, e ci si rende conto inoltre che noi scienziati godiamo di un grande privilegio, perché fare un lavoro che è al tempo stesso una passione è un privilegio, sì, amici miei, il privilegio che i muratori miei compagni di lavoro non hanno mai avuto, perché trasportare una trave con passione è impossibile."

Appena finito di leggere, lei si fermò guardandolo. - Non eri ancora arrivato a questo punto, vero? -
- No, ma non è un thriller... - scherzò lui.
Lei rise. Fu un istante, un sorriso e una risata fugace, spensierata e superficiale, ma fu in quel momento, ripensò poi lui, che lei entrò nel suo cuore.

Nelle settimane successive si incontrarono spesso. Luca scoprì che lei prendeva sempre il suo stesso treno. Certo, all'inizio era difficile che si trovassero, in mezzo alla bolgia infernale dei pendolari milanesi, ma poi iniziarono a darsi appuntamenti inconsapevoli, ad attendersi sulla banchina o a salire sempre sullo stesso vagone. Iniziò quindi un'amicizia molto strana, fatta di momenti rubati ai viaggi, mezz'ora la mattina e, quando i loro orari coincidevano, mezz'ora la sera.
Lunghe chiacchierate su libri, desideri e fantasie. Luca, aspirante fotografo nel tempo libero, mostrava a Paola i suoi ultimi scatti, mentre lei, grafica in un'agenzia di comunicazione con il sogno nel cassetto di scrivere un libro di racconti, leggeva al ragazzo i suoi esperimenti, pagina dopo pagina.

I mesi passavano, ma da quando si erano conosciuti, quei semplici momenti rendevano le giornate di Luca sempre speciali. Si svegliava felice di poter vedere di nuovo quella bella ragazza dagli occhi verdi, ed era molto più sereno anche al lavoro.
Essendo molto timido, però, non era mai riuscito a osare di più, chiederle di vedersi fuori da quel mondo sferragliante che si muoveva veloce sulle rotaie e che aveva permesso loro di incontrarsi.
Quella mattina, però, aveva deciso. Che stupido era stato, cosa ci voleva? Le avrebbe chiesto di uscire insieme, magari nel weekend.
Fermo in questa sua convinzione, Luca entrò nella piccola stazione e si diresse verso il solito binario, guardandosi intorno sperando di scorgerla. Gli altri passeggeri, però, quel giorno erano ancora più numerosi del solito, ammassati sulla banchina, e non permettevano allo sguardo di arrivare molto lontano. Pazienza, pensò, la cercherò sul treno.
Dopo essere salito, però, il compito si rivelò subito arduo. Si muoveva tra la folla, schiacciata nelle corsie o negli spazi tra un vagone e l'altro, ma senza scorgere traccia dell'amica. Dopo un po' dovette desistere, lamentandosi della propria sfortuna. Proprio quel giorno che era così deciso!
La mattina seguente, la scena si ripresentò del tutto simile, e così la successiva, e quella dopo ancora. Paola sembrava sparita. Era già accaduto che non si vedessero per uno o due giorni, o anche di più, ma il ragazzo iniziava a preoccuparsi. Dopo una settimana, il suo morale era a terra quanto una gomma sgonfia e abbandonata alle intemperie. Dopo un weekend nervoso durante il quale non riuscì nemmeno a riposarsi (era strano a dirsi, ma quella ragazza quasi sconosciuta e incontrata per pochi minuti al giorno gli mancava terribilmente), si ricordò che lei gli aveva accennato, un giorno, al nome dell'agenzia per cui lavorava. Cercandola su Google, trovò facilmente l'indirizzo della sede di Milano, e annotandoselo decise che avrebbe sfruttato la pausa pranzo per andare a cercarla.

Sì, era una mossa un po' avventata, pensò, probabilmente a lei non interessava più di tanto quello strano ragazzo con cui conversava la mattina sul treno, ma in fondo cosa aveva da perdere?

Erano circa le 13.30 quando, qualche ora dopo quell'improvvisa decisione, uscì fuori quasi correndo dal ventre della stazione metropolitana di Porta Romana, diretto verso viale Monte Nero. Giunto a destinazione, si fece aprire il portone e salì trafelato le scale verso il piano che ospitava gli uffici dove sperava di trovare la sua amica.
Entrando, una segretaria biondo platino lo accolse con un sorriso evidentemente forzato dal suo ruolo, invitandolo a esporre il motivo per cui l'aveva distratta da qualche importantissimo compito che stava svolgendo.

- Salve...sto cercando Paola. So che lavora qui... -
- Paola? Paola chi? Ah sì...mi spiace non c'è. -
- Ah, è malata? -
La donna lo guardò storto. - E tu saresti? -
- Ehm, sono Luca, un suo amico. Sa, avremmo dovuto vederci ieri - inventò - ma non si è fatta viva, e ho pensato di passare a cercarla qui in ufficio. -
La bionda lo osservò ancora per qualche istante, indecisa sul da farsi. - Beh, carino, mi pare improbabile che ieri doveste vedervi. -
- Perché? - domandò lui preoccupato.
- Perché Paola è partita settimana scorsa. -

Un pensiero confuso attraversò la mente di Luca, facendolo vacillare. L'amica gli aveva accennato qualcosa sulla possibilità di un trasferimento...ma nulla di preciso.
- Partita? E per dove? -
La segretaria ci pensò su. - Per la nostra sede estera, a Madrid. -
- Ah... -

Improvvisamente il mondo intorno a Luca crollò. Sconsolato, salutò la ragazza che gli aveva fornito quella spiacevole notizia, e compì a ritroso il viaggio verso il proprio luogo di lavoro, non più entusiasta come all'andata.
Il ragazzo trascorse il pomeriggio tra nere nuvole di pensieri infausti. Per fortuna il suo lavoro era relativamente semplice e ripetitivo, anche se l'interminabile fila di clienti allo sportello gli sembrava in quei momenti più insopportabile del solito. Fu in quelle ore che un piano diabolicamente folle iniziò a insinuarsi nella sua mente, destinato a divenire realtà di lì a poco. Un'idea, piccola ma martellante, come un minuscolo insetto che non riusciva a scrollarsi di dosso: vai a Madrid a cercarla.
Cercò di dormirci su, pensando che sarebbe stata decisamente una follia fare un viaggio di più di mille chilometri per una persona che conosceva appena. Il solo risultato che ottenne fu di non chiudere occhio tutta la notte, e alzarsi il giorno successivo come uno zombie, arrancando tra la doccia e la caffettiera per cercare di darsi un aspetto almeno accettabile. Accendendo la televisione per ascoltare la rassegna stampa della mattina su RaiNews 24, come faceva tutti i giorni prima di uscire, uno spot pubblicitario attirò la sua attenzione.

- Offerta Volo + Hotel per Madrid, solo 299 € su Volamenodigratis.it! -

Era una di quelle offerte civetta, lo sapeva, il cui prezzo era destinato a lievitare aggiungendo optional come il posto seduto invece che in stiva, oppure una camera d'albergo con letto invece che con un simpatico pagliericcio. Nonostante questo, però, era un segno. Sì, decise, sarebbe andato a Madrid.
Quella stessa mattina, appena giunto in banca, si recò dal suo capufficio per chiedere un giorno libero, il lunedì dopo il weekend, adducendo una scusa familiare assurda (sa, capo, mia nonna sta molto male...), e prenotò i biglietti last minute.
Sollevato da quella decisione improvvisa, con l'animo colmo della sensazione che si prova quando si fa qualcosa di totalmente sconsiderato senza un motivo apparentemente razionale, affrontò i giorni successivi della settimana con maggiore leggerezza, sebbene con nervosa impazienza.

E così si era ritrovato lì, seduto in una stretta cabina, in una fredda mattina di gennaio, a guardare dal finestrino l'ala del velivolo (ma perché finiva sempre sull'ala?), con accanto una coppietta che non la smetteva di parlare di argomenti futili. Immerso nel panorama di nuvole verso l'orizzonte infinito, si perse a ricordare i momenti piacevoli passati con Paola durante i viaggi casa-lavoro, sperando che potessero presto ripetersi. Proprio mentre iniziava a ricredersi sull'avventata decisione, quando ancora mancava più di un'ora alla destinazione, un forte scossone percorse la carlinga dell'aeromobile, destando lui e tutti i passeggeri dai loro sogni a occhi aperti o chiusi che fossero.

Le spie delle cinture di sicurezza si accesero, e contemporaneamente un messaggio da parte di un'assistente di volo indicò gentilmente ma con fermezza ai passeggeri che l'aereo stava attraversando una forte turbolenza e di tornare ai propri posti rimanendo seduti con le cinture allacciate.
Nonostante le rassicurazioni del personale, il velivolo era continuamente scosso da vibrazioni che sembravano qualcosa di peggio di una semplice turbolenza. I volti dei passeggeri erano tesi, preoccupati per quello che sarebbe potuto succedere. Luca adorava volare, ma certo il pensiero di un incidente aereo lo terrorizzava come chiunque altro, soprattutto su di un volo sul quale non sarebbe mai dovuto salire.
Dopo pochi attimi di apprensione, una voce maschile in un inglese con forte accento spagnolo attirò l'attenzione di tutti.

- Signori e signore, è il comandante che vi parla. Sono spiacente di informarvi che a causa di alcuni problemi tecnici siamo costretti, per motivi precauzionali, ad effettuare un atterraggio di emergenza all'aeroporto El Prat di Barcellona. Vi preghiamo di mantenere la calma, la situazione è sotto controllo. -

L'aereo iniziò la discesa, più rapida del normale data la vicinanza alla pista che non consentiva una tradizionale rotta di avvicinamento. Dopo pochi minuti, più di apprensione che di reale disagio per i passeggeri, l'aereo toccò terra, azionando i potenti aerofreni e gli inversori di spinta per rallentare la corsa e fermarsi in sicurezza quasi in fondo alla pista.
Uscito dal gate, Luca si ritrovò in un ambiente luminoso e dall'architettura moderna, con un soffitto curvo percorso da un'enorme vetrata che lasciava filtrare i raggi del sole pomeridiano. Centinaia di persone percorrevano veloci i lunghi saloni che collegavano i vari punti di imbarco, dirette verso le destinazioni più disparate, o sedevano sulle file di sedili posizionate di tanto in tanto, in attesa del proprio volo.
Quella sarebbe stata una situazione che avrebbe riempito il ragazzo di curiosità, se non fosse che si trovava a centinaia di chilometri dalla sua reale destinazione, Madrid, e che non sapeva assolutamente come arrivarci. Più preoccupato che arrabbiato per quanto successo, si recò a un punto informativo della sua compagnia aerea, dove dopo un'interminabile fila un'impiegata gli spiegò, in un inglese appena comprensibile, che in quella circostanza erano possibili due opzioni: attendere diverse ore, forse un giorno, che la compagnia approntasse un volo speciale per Madrid, dato che quelli in partenza nelle ore successive erano tutti pieni, oppure fare richiesta di rimborso parziale e acquistare un biglietto aereo di un'altra compagnia (ovviamente molto più costoso).

Per fortuna, accanto a lui in fila si trovava un giovane simpatico che, in un italiano misto allo spagnolo, gli spiegò che in realtà gli sarebbe convenuto, dopo aver chiesto il rimborso, recarsi alla stazione ferroviaria di Barcellona e raggiungere la capitale con un treno. Con un viaggio della durata di circa tre ore, sarebbe comunque arrivato prima che con il volo speciale, e avrebbe anche, forse e chissà quando, riavuto indietro una parte dei soldi spesi per quello sfortunato volo.

Insieme al nuovo compagno di viaggio, si recò a prendere la navetta per il Terminal 2, dove un treno RENFE li avrebbe portati direttamente alla stazione di Sants, dalla quale partivano i convogli per la capitale. Durante il tragitto di circa mezz'ora, i due fecero amicizia, e Luca raccontò a Oriol, questo il nome del ragazzo spagnolo, le vicende che l'avevano portato a tuffarsi in quell'avventura che stava per finire molto più tragicamente di quanto avrebbe potuto pensare.
Giunti in stazione, i due si separarono. Oriol infatti, originario di Barcellona, ma trasferitosi nella capitale spagnola per lavoro, aveva deciso di approfittare del disguido per passare una serata in famiglia, e partire il giorno seguente. Ringraziandolo per l'inaspettato aiuto, Luca uscì con lui dalla zona dedicata ai binari, per ritrovarsi in un lungo e basso corridoio, con il chiaro soffitto illuminato da una miriade di piccoli faretti. Guardando su un tabellone elettronico posto in alto, si rese conto che il prossimo treno per Atocha sarebbe partito di lì a poco, e si affrettò ad acquistare il biglietto in una macchinetta automatica. Un pensiero fugace gli rammentò l'attentato di Al Qaeda, avvenuto solo pochi anni prima, ma subito le preoccupazioni per quanto ancora gli restava da fare presero di nuovo il sopravvento.
Trascinandosi dietro la valigia, fortunatamente leggera, corse poi al binario corretto, sedendosi al suo posto e tirando finalmente il fiato. Poteva riposarsi per qualche ora e smaltire l'ansia accumulatasi dall'episodio sfortunato appena trascorso. Sarebbe arrivato a Madrid con un po' di ritardo, ma poco importava.

Dopo circa una mezz'ora, mentre si era appisolato, fu svegliato dal controllore che verificava i biglietti. Avvertendo un certo bisogno fisiologico, dopo tutte quelle ore di viaggio, si alzò e si diresse verso la toilette in cima al vagone. Arrivato lì, il segnale di "fuori servizio" lo avvisò che avrebbe dovuto cercarsi un altro bagno.
Allora non succede solo in Italia, pensò.
Procedette quindi verso la carrozza successiva, attraversandola e osservando oziosamente gli altri passeggeri. Ad un tratto due occhi, inconfondibili anche in una folla di mille persone, lo fecero bloccare.
- Paola! - esclamò a voce eccessivamente alta, facendo girare tutti i passeggeri lì intorno.
La ragazza alzò lo sguardo dal proprio libro, una copia in spagnolo di La danza immobile di Manuel Scorza, scrittore che lui stesso le aveva consigliato.
- Luca? Che fai qui? -
Il ragazzo si sedette, leggermente imbarazzato.
- Ecco...cercavo te. -

Nelle due ore e mezza di tragitto successive, prima di arrivare ad Atocha, il giovane raccontò all'amica il suo viaggio avventuroso, spinto dal dispiacere per non averla più incontrata sul treno e per la notizia del suo trasferimento. Lei, colpita, gli spiegò che era stata una decisione improvvisa, un'offerta da prendere o lasciare da parte del suo capo per una posizione rimasta improvvisamente vacante. Voleva cambiare, vivere un'esperienza in un paese diverso dall'Italia, cogliere l'attimo, così come suggerito dal famoso film di Robin Williams.
E lei lo aveva colto, nel giro di due giorni aveva preparato lo stretto necessario, ed era partita, per un primo periodo di prova. Sarebbe poi tornata a riorganizzare tutto il resto di lì a un mese.

- E tu, cosa facevi a Barcellona? - chiese poi Luca, interrompendo il suo racconto.
- Un incontro di lavoro. È finito giusto in tempo per poter tornare per il weekend... - rispose lei. - E quindi - continuò - volevi chiedermi qualcosa, quel giorno che non sono più venuta? -
- Sì, beh, in realtà avrei voluto chiederti di vederci, qualche volta, fuori dai viaggi sul treno. Mi rendo conto che ora sembra un po' assurdo... -
- No, perché? Beh, sei qua ora, mi sembrerebbe scortese mandarti via... -

Lei rise, e poi guardandolo gli regalò uno splendido sorriso. E lui, in quel sorriso, di nuovo si perse.


Paola riguardava le foto di quell'incredibile e inaspettato weekend di gennaio, a Madrid, con Luca. Lo aveva portato in giro a scoprire insieme quella città che anche lei conosceva appena.
Avevano mangiato a San Miguel, letto insieme a Campo del Moro, sognando re e regine, e poi girato per le vie scoprendo da soli, senza guida, i posti meno visitati. Così volevano entrambi.
Non si era innamorata subito di quel ragazzo strano, alto, capelli scuri mai perfettamente a posto, nonostante il lavoro che svolgeva, timido e dolce, gli occhi illuminati da un'intelligenza che andava oltre il semplice ruolo da impiegato che ricopriva all'epoca.
Da quel giorno, si erano rivisti ogni volta che potevano. E poi lui si era trasferito, cambiando vita, assecondando la sua passione per la fotografia. Aveva rischiato, e ce l'aveva fatta. Ora avevano entrambi un bel lavoro, in una splendida città, ed erano felici.

Stavano per diventarlo molto di più, pensò lei. Si guardò allo specchio, con il bellissimo abito da sposa bianco addosso, in mano il libro con le foto di quel primo weekend, che lui le aveva regalato quando si erano rivisti. Niente male, giudicò, anche se molto è merito della truccatrice.
La porta si aprì, era Chiara, la sua migliore amica, e testimone di nozze.
- Paola, sei pronta? È ora! - le annunciò sorridendo.
Lei ricambiò il sorriso. Non vedeva l'ora. - Sì - rispose - sono pronta. -

INIZIO (NON FINE)

L’immagine di copertina è di ReySharks pubblicata sotto licenza CC by-nc.