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Siamo giunti alla terza avventura per Tinny. Un misterioso visitatore arrivato sulla sua isola catapulta il dinosauro e i suoi amici in un incredibile viaggio nello spazio!


Un grosso tirannosauro verde, che un tempo era sempre arrabbiato, cammina ora spensierato sulla spiaggia della sua isola, osservando il mare limpido che bagna la sabbia, i pesci volanti che saltano tra le onde e le tartarughe che zampettano sul bagnasciuga, tuffandosi in acqua salutandolo cordiali come tutte le tartarughe sono solite fare, se le si ascolta bene.
Tinny, questo il nome dell’enorme dinosauro, vive su quell’isola soleggiata in mezzo all’oceano con molti suoi amici, con i quali ha già condiviso alcune avventure: il grasso e saggio pachiderma Fante, la gentile, anche se un po’ confusionaria, giraffa Raffa, le giovani e scapestrate formichine Un, Dos e Tres, e tanti altri. È inoltre da non molto sposato con la bellissima principessa Tanka, una tirannosaura bianca figlia del Re dei Dinosauri, che lui stesso ha salvato dalle grinfie di un gruppo di pirati cattivissimi e anche parecchio brutti.

Mentre il nostro amico pensa al punto più comodo dove sdraiarsi per prendere il sole tutto il pomeriggio, un’improvvisa sfera di fuoco solca il cielo, spuntando dalle nuvole e squarciandole con un rombo tonante.
«Oh, non sarà di nuovo Pilotino che fa i suoi esperimenti!» sospira il dinosauro.
Mentre queste poche parole vengono pronunciate, un piccolo scoiattolino si affaccia da dietro una duna, con gli occhialoni da aviatore alzati sulla fronte. Il roditore, chiamato appunto Pilotino, aveva non molto tempo prima guidato Tinny e i suoi amici in un’avventura avventurosa, sulla sua bellissima mongolfiera.
«Ehi, no, io sono qui!» esclama saltellando e guardando il cielo.
«Ah...e cosa sarà stato allora?» domanda il rettile, subito sospettoso.
Poi, improvvisamente, un fumo nero si alza da una zona centrale della foresta che ricopre quasi tutta l’isola, segno evidente di un incendio causato da quella strana palla di fuoco caduta dal cielo.
«Corriamo a vedere, presto!» grida Tinny preoccupato, ma lo scoiattolo è già partito senza aspettare il suggerimento.

Giunti alla radura bruciacchiata, con alberi sradicati e anneriti dal fuoco, vi trovano per fortuna Fante già al lavoro per spegnere le fiamme, spruzzando con la sua lunga proboscide l’acqua raccolta da un vicino laghetto. In quattro e quattr’otto l’incendio è domato e finalmente Tinny e gli altri animali, radunati intorno al piccolo cratere formato dall’impatto, possono guardare all’interno e capire cosa ha generato tutto quel trambusto in un tranquillo pomeriggio primaverile.
Raffa, grazie al suo lungo collo tutto snodato, è la prima che riesce ad avvicinarsi all’oggetto, sfiorandolo con il naso per la solita goffaggine.
«Ahi ahi! È caldo!» esclama dolorante.
«Per forza, Raffa, bruciava!» la rimprovera Fante, aggiungendo «state tutti lontani! Aspettiamo che si raffreddi.»
Il gruppo si siede, quindi, in attesa che la temperatura del meteorite, la roccia fumante caduta dal cielo, si abbassi abbastanza da poter essere maneggiato.

Un evento improvviso, però, viene incontro alla loro impazienza: con uno sbuffo e un lieve “crack” il sasso, non più grande di un pallone da calcio, si spacca in due metà e si apre con un movimento innaturale, ma subito spiegato dal contenuto. All’interno, infatti, c’è una specie di scatola metallica, aperta anch’essa a metà, dalla quali fuoriesce la testa di un esserino completamente rosso, un diavoletto dal grosso capo e il corpo sottile come lo stelo di un fiore. Dal busto si staccano due altrettanto magre braccine, con ampie mani a tre dita, che si muovono avanti e indietro in un approssimato tentativo di saluto.
«Squorz, sgaff, vant!» dice l’alieno, suscitando espressioni confuse nei volti di Tinny e i suoi amici.
«Farz? Magg? Patoff?» chiede l’essere, cercando di farsi comprendere.
Poi, improvvisamente: «Salve! Mi capite?»
«Ah, ora sì!» esclama Pilotino, correndogli incontro. «Chi sei?»
«Finalmente ho trovato la lingua giusta. Mi chiamo Sbroff e vengo da Marte.»


Dopo l’iniziale sorpresa provocata da quella rivelazione, l’esserino viene invitato a spiegarsi meglio. Inizia così a raccontare la sua storia.
«Qualche mese fa sono partito da casa per una vacanza. Sapete, una crociera del sistema solare va di moda oggigiorno, e io ne ho vinta una comprando cento bottiglie di Squarx»
«Di cosa?» domanda Raffa.
«Shh, lascialo continuare» la riprende Pilotino, impertinente.
La giraffa in risposta gli fa una linguaccia.
«La Squarx, la bibita! Comunque, stavo proprio godendomi il vento solare sul ponte dell’astronave, quando non ci colpisce un asteroide? Oh beh, almeno così ha detto il capitano, ma io ho il sospetto che sia passato troppo vicino alla Luna, e se ne sia portato via un pezzetto nello scafo».
Gli abitanti dell’isola, che continuano ad arrivare sempre più numerosi, ascoltano con ammirazione il racconto dell’alieno.
«Comunque, dopo un po’ è stato dato il segnale di abbandonare la nave. Io per fortuna ho trovato una capsula di salvataggio, così mi sono lanciato verso il pianeta più vicino. Questo. Credo che si chiami Serra, no?»
«Terra!» lo corregge Tinny.
«Ah beh, sì ok. Comunque eccomi qua. Ora, gentilmente potreste indicarmi lo spazioporto più vicino? Vorrei proprio tornarmene a casa.»
«Lo spazioche?» chiede ancora Raffa, che non ha capito molto.
«Lo spazioporto!» ripete Sbroff. «Da dove partono le navi spaziali, no? Sapete quando parte la prossima per Marte?»
«Ehm...» fa Tinny, imbarazzato «veramente sulla Terra non ci sono navi spaziali.»
«Che cosa? Serra non ha...»
«Terra...»
«Sì, quello che è. E come vi muovete nello spazio?»
«Mah, so che tempo fa degli umani sono andati sulla Luna in una lavatrice con le zampe, ma non credo si faccia ancora.»
«Non era una lavatrice, Tinny, era un modulo lunare!» lo corregge Pilotino, che di apparecchi volanti è davvero un esperto.
«Beh comunque se era lunare», risponde il dinosauro infastidito, «non può andare su Marte, no?»
«Eh no» conferma lo scoiattolo, «ma credo di avere la soluzione.»
«La cielonave?» chiede Raffa speranzosa.
Il piccolo aviatore emette una risata irrispettosa. «Macché, mica può andare nello spazio. Però ho un amico che lavora alla SASSO e penso possa aiutarci!»
«La che?» chiedono tutti in coro.
«La SASSO, Società Aerospaziale Scoiattoli Sparati in Orbita.»
Improvvisamente gli occhi di Sbroff diventano dolcissimi e lucidi. «Ah, e lui ha un mezzo che mi possa riportare a casa?»
«Andiamo a chiederglielo!» risponde Pilotino sempre eccitato dalle avventure.


Dopo un breve viaggio in cielonave, la bellissima e colorata mongolfiera dello scoiattolo, l’aviatore e Tinny, accompagnati da Raffa che moriva dalla curiosità, e ovviamente da Sbroff, giungono su una vicina isola, quasi completamente ricoperta da costruzioni a forma di mezza sfera, che nascondono i progetti segreti della SASSO.
Sbarcati in uno spiazzo adibito a aeroporto, i nostri amici si dirigono verso una delle cupole, davanti alla quale Pilotino chiede di fermarsi mentre chiama il suo amico.
Dopo pochi minuti uno scoiattolo del tutto simile a lui, ma con degli occhialetti e un camice da scienziato, esce zompettando da un’apertura dell’edificio.
«Benvenuti, benvenuti alla SASSO!» esclama il nuovo arrivato. «Sono Genietto, come posso esservi utile?»
«E loro sono i miei amici Tinny e Raffa, vengono dall’isola qui vicino. Mentre lui è Sbroff, di Marte.»
«Marte?» chiede Genietto sorpreso. «Il pianeta?»
Pilotino racconta brevemente quanto accaduto quella mattina, per spiegare la faccenda al suo amico scienziato. Dopo poco, visto che effettivamente non ne sapevano molto, si ferma e conclude: «...e quindi, avremmo bisogno di un mezzo per raggiungere il pianeta rosso. Puoi aiutarci?»
«Beh, si dà il caso...non dovrei dirlo…ma è un’occasione speciale...venite dentro, vi mostro una cosa!»
Lo strano gruppetto segue il piccolo scienziato all’interno della cupola. Dentro lo spazio è enorme, pieno di macchinari, strumentazioni e di tantissimi scoiattoli-tecnici indaffarati a costruire, esaminare, provare, e in qualche caso anche a far esplodere o a incendiarsi il pelo. Genietto guida l’aviatore e i suoi compagni attraverso un labirinto di cavi e computer, finché giungono finalmente a una sezione completamente chiusa, con un grande cartello sulla porta, che intima

“VIETATO L’ACCESSO AL PERSONALE NON AUTORIZZATO”.

Tinny lo guarda un po’ intimorito, ma lo scienziato lo rassicura. «Normalmente se degli estranei arrivassero fin qui sarebbero sicuramente attaccati dalle nostre formiche da guardia...e vi assicuro che non è piacevole. Ma...» continua «cercavamo da tempo l’occasione di collaudare la Cuore di Ghianda.»
«La...cosa?» domanda il dinosauro, confuso quasi come Raffa.
Genietto apre la porta e li conduce dentro. «La Cuore di Ghianda, la nostra spazionave!»
Gli occhi di tutti, spalancati di meraviglia, si fissano sull’enorme oggetto di fronte a loro. Una gigantesca astronave a forma di mongolfiera, ma di un materiale, per fortuna, all’apparenza più resistente, occupa quasi totalmente l’interno dell’hangar. La parte superiore, a forma di pallone, è decorata da colori lucenti che cambiano continuamente, sotto gli occhi degli spettatori.
«Con questa arriverete su Marte in men che non si dica!» esclamò lo scienziato. «C’è solo un problema...ci manca ancora il pilota.»
«Oh, problema risolto.» lo rassicura Pilotino. «Lo farò io!» afferma, eccitato come uno scoiattolo che ha trovato qualcosa di ancora più divertente e pericoloso di una cielonave.


Deciso quel piccolo dettaglio, gli abitanti dell’isola iniziano con entusiasmo i preparativi per la spedizione interplanetaria. Oltre a Tinny, Pilotino e Sbroff, partiranno anche Raffa e Fante, insieme ad alcuni altri scoiattoli-tecnici, che nel frattempo stanno adattando la Cuore di Ghianda per poter contenere occupanti ben più grossi di quelli previsti. Ma per gli scienziati della SASSO è un gioco da ragazzi!
Il giorno della partenza, tutte le provviste vengono trasportate sull’isola dove ha sede lo spazioporto, con la nave già pronta e lucidata per essere lanciata.
Pilotino, già stanco per avervi dovuto trasportare con la sua mongolfiera tutti gli animali che volevano assistere, si appresta a prendere i comandi, mentre gli altri partecipanti allo straordinario viaggio si preparano legandosi agli appositi sostegni dell’enorme cestello sottostante.
Giunge il momento atteso. 3...2...1...lancio! Con un boato udibile a centinaia di chilometri di distanza, la Cuore di Ghianda si alza in cielo velocissima, sfrecciando nell’aria e raggiungendo l’orbita in pochi minuti, grazie ai potenti razzi utilizzati per il distacco da Terra.
Quindi tutti tranne Pilotino si slegano e iniziano a fluttuare godendosi l’assenza di peso, e giocando come dei cuccioli un po’ troppo cresciuti. Raffa, con il collo tutto ingarbugliato, esclama eccitata: «oooohhh, ora non sento più tutte quelle foglie che ho mangiato l’ultimo Natale!», che è una perfetta frase storica per l’inizio di una missione così importante.
Tinny, che pur non sapendo nulla di come si pilota un’astronave è comunque il comandante, richiama tutti all’ordine: «Bene Pilotino, imposta la rotta verso il Sole calcolata da Genietto e accendi i motori!»
Ora, tutti voi miei cari piccoli e grandi lettori vi starete chiedendo: ma perché fanno rotta verso il Sole, se devono andare su Marte? Ebbene, le meccaniche dei pianeti e degli altri corpi celesti sono un po’ complicate, e si dà il caso che proprio in quel momento il pianeta rosso si trovasse nel punto più lontano dalla Terra, al lato opposto del sistema solare. Si era così deciso di sfruttare l’enorme attrazione della nostra Stella, facendovi attorno qualche giro come una fionda, per accelerare ulteriormente il già potentissimo motore della Cuore di Ghianda, così da arrivare a destinazione in un battibaleno.
Dopo un viaggio di alcuni giorni, passati per lo più a guardare la Terra che si allontanava, lo strano gruppo di avventurosi giunge vicinissimo al Sole, senza abbrustolirsi grazie agli scudi della spazionave. Improvvisamente nell’abitacolo iniziano ad apparire alcuni esserini, simili a lucciole infuocate, che svolazzano ridacchiando.
«Ihihihihihihih» ridono insieme le tre luci apparse.
«Ehi, e questi chi sono?» urla Tinny cercando di non farsi bruciare, e svegliando Fante che stava...riflettendo profondamente sul viaggio.
«Siamo i bruciasole!» si presentano loro.
«Cosa?» domanda il dinosauro, che non è sicuro di aver capito.
«Uffiiiii, i bruciasole, quelli che accendono il Sole!» risponde uno degli esserini.
«Ma il Sole è una stella!» esclama Fante, che tra i suoi tanti studi ha anche quelli in astronomia.
«Sì ma pensavate che bruciasse da sola?» fa un altro di quei fuocherelli volanti.
«Ihihihihih che stupidi» li prende in giro il terzo.
«Noi siamo dappertutto e teniamo accese tutte le stelle» prosegue il primo, con orgoglio. «Sapete, tendono a spegnersi per un nonnulla!»
Poi, vedendo che Pilotino continua a lanciare la spazionave verso l’astro, incurante di quanto sta succedendo, spiegano: «e non potete mica passare di qua. No, senza averci pagato un pedaggio!»
Chiamato in causa, l’aviatore si gira. «Ah sì, un pedaggio? E di cosa?»
«Ihihih già, di cosa?»
«Non l’avevamo deciso?»
«Sì l’avevamo deciso!»
«Non mi ricordo.»
«Non guardate me!»
«Ah sì aspettate! Avevamo deciso niente pedaggio.»
«Vero! Ihihihih.»
Tinny e i suoi amici paiono sollevati. Non che abbiano paura di tre insettini infuocati, ma se veramente ce ne fossero migliaia, o milioni…
«Bene, quindi possiamo passare?» conclude Raffa, contenta.
«No no, che avete capito: niente pedaggio, non si può passare» risponde uno dei bruciasole.
«Già già! Altrimenti vi bruciamo, ihihih» ridacchia un altro, in contrasto con la terribile minaccia.
I nostri amici viaggiatori spaziali sono spaventati. Tutti, tranne Pilotino, che spavaldamente scende dalla sua postazione e si mette senza timore davanti a quei piccoli pericolosi alieni.
«Ah sì? Ci bruciate? E io vi spengo il Sole!»
«Che cosa?» esclamano in coro sia i bruciasole, che tutti gli altri, compreso Sbroff che sembrava in precedenza stranamente disinteressato all’argomento.
«Semplice. Così!» premendo un tasto, sullo schermo principale della Cuore di Ghianda si vede uno strano raggio colpire la nostra stella, ed essa spegnersi improvvisamente, diventando un corpo nero.
Confusi, i tre esserini si lasciano prendere dal panico, schizzando da una parte all’altra della nave, disperati.
«Noooo cosa hai fatto! Ora ci vorranno anni per riaccenderlo!»
Anche gli altri compagni non sembrano tanto felici dell’idea dello scoiattolo, pensando ai miliardi di terrestri al buio.
«Posso riaccenderlo ora, ma solo se promettete di lasciarci passare senza problemi» continua imperterrito Pilotino, senza curarsi delle proteste.
«Va bene, va bene! Riaccendilo per favore!»
Premendo un altro tasto, un secondo raggio appare sullo schermo e subito l’astro torna a splendere come se niente fosse. Un sospiro di sollievo attraversa lo spaziotempo.
«Ecco fatto. Ora andatevene e non fatevi più rivedere.»
I bruciasole tentennano, pensando di terrorizzare nuovamente la spedizione ora che la situazione si è normalizzata, ma visto un gesto dell’aviatore che minaccia nuovamente di lanciare quel raggio misterioso, alla fine decidono di darsela a gambe levate, anche se non hanno gambe.
Appena spariti, Pilotino torna ai comandi della nave e spinge i motori al massimo, completando la manovra intorno al Sole e lanciandosi verso Marte, prima che quelle lucciole terroriste fiutino l’inganno.
Sì, perché, cari amici lettori, d’inganno si era trattato, e molto astuto come solo uno scoiattolo potrebbe immaginare. Non pensavate davvero che esistesse un raggio misterioso che spegne il Sole, no?
Beh, Raffa sicuramente sì, Tinny forse, Fante certamente no, ma dopo quello che ha visto, evita di esprimere giudizi affrettati. Sbroff invece non fa altro che saltellare gridando «andiamo a casa, andiamo a casa!».
«Ehm, Pilotino, vuoi spiegarci come hai fatto?» domanda Fante, situazione insolita visto che di solito è lui a rispondere saggiamente alle domande di altri.
«Oh, semplice» comincia a spiegare lo scoiattolo premendo di nuovo il tasto del raggio, che, guardandolo meglio, ha inciso su di esso il simbolo di “Play”. «Ho messo su una vecchia puntata di Doctor Ciop in cui un malvagio alieno spegne il Sole con un raggio della morte. Se la sono bevuta!»
Tutti ridono, festeggiando il loro astuto compagno per averli tolti da una situazione letteralmente...infuocata.


Dopo pochi giorni di viaggio senza altri problemi, la Cuore di Ghianda giunge finalmente in vista di Marte. Il rosso e desertico pianeta riempie lo schermo davanti a loro, mentre si preparano ad atterrare sulla superficie. Sbroff indica la rotta da seguire e in pochi minuti la spazionave atterra nel punto indicato, con un sonoro “CLANG” e ammaccandosi in più punti, ma senza distruggersi come nei normali atterraggi di Pilotino.
Indossate le tute costruite loro da Genietto, scendono e si guardano intorno. Deserto, rocce rossastre e polvere ovunque, nessuna costruzione in vista. Cominciano a chiedersi dove vivano i marziani, quando Sbroff corre verso un punto, si ferma come congelato e improvvisamente si illumina, emettendo un segnale intermittente.
Il buffo comportamento dell’alieno sarà tra poco spiegato. Infatti, da una voragine creatasi nel terreno emerge lentamente una piattaforma, sulla quale si trova uno strano ometto basso e grasso, con un testone rotondo ricoperto da un enorme casco respiratore, dentro al quale si intravede una bombetta perfettamente assestata in testa.
L’uomo fa loro cenno di avvicinarsi e una volta saliti tutti sulla piattaforma essa ridiscende nelle viscere del pianeta, a dire il vero traballando un po’ a causa del peso di Tinny e Fante (Raffa, essendo una femmina, non ha certo problemi di peso).
Quando si ferma, il gruppo è giunto all’interno di un’ampia caverna sotterranea, con diversi cartelli simili ad indicazioni stradali e, sul lato più lontano, un ingresso chiuso da porte scorrevoli sovrastate da quella che, pur non comprendendo la lingua nella quale è scritta, è evidentemente una maestosa insegna luminosa.
L’ometto si toglie il casco respiratore e così fanno anche gli avventurieri, rassicurati sul fatto che lì dentro l’aria sia respirabile.
«Salve, benvenuti a ShopMarte. Vedo che avete ricevuto il mio robot promozionale, bene bene! Io sono Mr. Higgins, il proprietario.»
«Robot cosa?» domanda Tinny, confuso.
«Quello!» spiega Higgins, indicando Sbroff.
«Sbroff? Ma lui è un marziano, ci ha chiesto di essere riportato a casa...»
«Oh sì, è una tecnica che funziona sempre con le civiltà primitive, vero? Beh, ora che siete qui, cosa volete comprare? A ShopMarte c’è di tutto, dalle pentole agli esgarviatori, che non so cosa siano ma vi assicuro che sono utilissimi!»
«Veramente noi...non vogliamo comprare nulla» tentenna il dinosauro, guardando gli amici.
«E comunque non abbiamo soldi» aggiunge Fante.
A quelle parole, scatta un allarme che rimbomba in tutta la caverna. Il volto di Higgins si fa improvvisamente serio, arrabbiato, malvagio.
«Non avete soldiiii?»
«Ehm...no.» conferma Tinny. «Siamo venuti per portare Sbroff, e provare la Cuore di Ghianda.»
Higgins torna apparentemente calmo. «Bene. Guardie, arrestate questi non-compratori!»
Improvvisamente da numerose aperture nelle pareti della caverna escono vari robot, che sparando raggi colorati sui nostri amici viaggiatori li sollevano in aria senza sforzo e li trasportano comodamente attraverso i corridoi interni dell’edificio, fino a una stanza dove vengono rinchiusi.
All’interno...niente. Nessun oggetto, mobile, neanche un po’ di erba sulla quale sedersi per meditare, pensa Fante. Dopo un po’ di tempo passato in stato confusionale, Tinny cerca, spingendosi con i potenti muscoli delle zampe da tirannosauro, di abbattere la porta che li imprigiona in quella spoglia camera, ma neanche con l’aiuto degli altri riesce nell’impresa.
Poi, Pilotino nota una fessura al di sotto di essa, probabilmente per l’aria, e cerca di infilarsi, ma è evidentemente troppo stretta.
«Se solo fossi un po’ più sottile….ggggghhhhnnn» si lamenta, mentre cerca di appiattirsi tra la porta e il terreno.
«Ci possiamo...»
«...andare...»
«noi!» esclamano gioiose tre vocette note a tutti, che non avrebbero dovuto trovarsi lì.
«Un, Dos, Tres!» urla Tinny arrabbiato, ma non troppo. «Cosa ci fate qui...e a proposito, dove diavolo siete?»
Tre giovani formichine scendono dal grazioso deretano di Raffa, passando per le zampe e facendole il solletico.
«Eravamo nascosti su Raffa» confessa Un, per nulla imbarazzato.
«Volevamo anche noi vedere Marte, yeeee!» aggiunge Dos.
«Mamma non voleva!» spiega Tres.
«Beh, aveva ragione! Siete troppo giovani per queste cose» li rimprovera il dinosauro.
«Che noiaaaaaaa» risponde Un.
«Ehm ehm...» si intromette Fante. «Forse non è stato proprio un male. Un, Dos, Tres, riuscite a passare in quella fessura, e provare ad aprire la porta?», suggerisce poi saggiamente.
«Certo! Fratelli, al salvataggio!» urla Dos, mentre tutti e tre corrono via.
Le tre formichine sbucano dal lato opposto e si guardano intorno. Un robot pattuglia il corridoio, ma loro sono troppo piccoli per essere visti. Risalendo sul muro, notano una sporgenza sulla quale è posto un grosso pulsante rosso.
Ci salgono sopra e iniziano a saltare per cercare di spingerlo, ma sono troppo leggeri. Così confabulano per un po’, poi si accorgono, qualche metro più in alto, di una mensola, con degli oggetti appoggiati sopra. Risalendo fino ad essa, compiono alcuni calcoli come tutte le brave formichine sanno fare, e facendo cadere con un colpetto un libro in bilico ad una delle estremità, provocano una reazione a catena che porta una sfera dall’altro lato a rotolare giù, proprio sopra il pulsante, che fa scattare l’apertura della porta.
«Yeeeeeeeeee» gridano felici i tre fratelli. «Fuoriiiiiiiii!»
La guardia robot si gira, allarmata, ma nulla può, colta di sorpresa, contro l’impeto di Tinny e Fante che si gettano su di lei correndo e riducendola in un lampo a un ammasso di ferraglia. Raffa, poi, per dimostrare partecipazione, la scalcia con uno zoccolo esclamando
«Ah, ecco cosa ti meriti!»
Sollevati ed eccitati dalla fuga, i compagni corrono verso l’uscita del corridoio. Pilotino salta in sella a Raffa, comandandola di galoppare. Lei, esclamando «ehi, non sono mica un cavallo!» lo disarciona con un colpo di reni, facendolo rotolare a terra. Lo scoiattolo, ammaccato, procede a piedi zampettando e seguendo gli altri.
Superando altre due porte, i fuggitivi si ritrovano all’interno dell’enorme negozio, tra le corsie di scaffali contenenti gli oggetti più improbabili e anche cose tipo i Lego Macchine Volanti, che Pilotino desiderava da tanti anni.
Camminando piano e nascondendosi il più possibile, cercano di attraversare le corsie senza farsi notare, ma quando giungono al reparto cristalleria il disastro è inevitabile. È noto infatti che non si può far passare un elefante tra oggetti di cristallo senza romperli, e così accade anche con Fante, che pur scusandosi non può che seguire la sua natura, provocando un caos che fa scattare gli allarmi.
Tutti a quel punto, lasciata perdere ogni prudenza, si mettono a correre verso l’uscita, travolgendo ogni cosa che si presenta davanti, ma vengono presto accerchiati dalle guardie che li bloccano minacciandoli con le loro armi.
Correndo e ansimando per lo sforzo, arriva Higgins tenendosi una mano sulla testa per non perdere la sua bombetta.
«Bene bene bene, eccovi qui. Ne avete fatto di caos, vero? Beh beh, rimedierete lavorando per me. Ora riportateli in cella, e questa volta sorvegliateli meglio!» ordinò.
Non fece tempo a dire quelle parole che Raffa, allungato il collo verso un ripiano, ne prese un oggetto qualunque scagliandolo contro l’ometto in un estremo tentativo.
Non aveva, però, una gran mira, quindi lo mancò, colpendo invece uno scaffale dietro di lui, pieno di oggetti scuri etichettati come “esgarviatore - solo 99 crediti”, che iniziarono ad emettere un bip bip ripetuto.
«Oh no! Hai attivato tutti gli esgarviatori! Ora ricordo cosa fanno...»
«E cosa?» domanda Raffa curiosa.
«Implodono! Correte tutti fuoriiiiiiii» grida Higgins, scappando via senza aspettare di vedere se gli altri lo stessero seguendo.
Senza farselo ripetere, però, Tinny e i suoi compagni corrono verso l’uscita, e raggiungono l’ometto sulla piattaforma ascensore proprio mentre la sta azionando, premendo nervosamente il bottone nella falsa speranza che questo velocizzi l’operazione.
Arrivati in superficie e indossati i caschi che avevano lasciato lì per il ritorno, si allontanano ulteriormente. Dopo pochi secondi un enorme risucchio, condito da un terrificante “PLOOOOP” annuncia che gli esgarviatori hanno funzionato.
Là dove prima c’era il maestoso ShopMarte sotterraneo, ora la superficie del pianeta rosso presenta un nuovissimo e ben scavato cratere.
«Oh no, il mio negozio...il mio bellissimo negozio» piagnucola Higgins, disperato.
«Avresti dovuto pensarci prima di obbligare i visitatori ad acquistare con metodi così violenti.» afferma Fante, esibendosi in una delle sue frasi sagge.
«Avete ragione...ora mi dispiace, sono pentito» confessa l’ometto.
«Oh, non importa» lo rassicura Raffa che non sopporta di vedere qualcuno piangere, avvolgendolo in un abbraccio con il lungo collo. «Tutto dimenticato. Puoi venire con noi e gestire il negozio della nostra isola, se vuoi.»
Gli occhi di Higgins si accendono di una nuova luce. «Sì, ricomincerò da capo, ricostruirò il mio impero!»
«E noi faremo i venditoriiiiii» esclamano Un, Dos e Tres eccitati. «Siamo bravi sai!»
L’ometto sorride.
«Bada bene, però» disse Tinny mostrando i dentoni «che se farai ancora qualcosa di scorretto, ci penserò io...»
«No no...va bene.» lo rassicura lui impaurito. «Ho capito i miei errori.»
Tutti ridono, sollevati, e si avviano verso la Cuore di Ghianda, che con un rombo dei potenti motori e l’ormai esperta guida di Pilotino si allontana dal Pianeta Rosso, rimasto completamente deserto, portandoli verso casa.

(questa volta, però, per la via lunga, per evitare di nuovo caldi incontri dalle parti del Sole…)

FINE