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Una ragazza sta per terminare la sua avventura...ma il tramonto è una fine, o l'inizio di qualcosa di nuovo?


La ragazza sedeva su una panchina del suo parco preferito, nella Città-Senza-Nome, ultima perla splendente di un mondo che andava ormai sbiadendo da molti anni.
La terrazza, che dominava dall'alto anche gli edifici più imponenti, permetteva ogni sera di gustarsi lo spettacolo del Sole al tramonto. I raggi che estendevano il loro dominio colorato sulle strade e sui palazzi, con i contrasti così netti delle ombre da essi proiettati, e il cerchio infuocato dietro le montagne, che faceva risaltare il loro profilo sul cielo incendiato di arancio che imprigionava la mente al primo sguardo.

Proprio mentre la sua attenzione era rivolta verso questo magnifico quadro vivente, la ragazza non si avvide dell'avvicinarsi di uno strano tipo, un anziano signore magrissimo che si muoveva insicuro appoggiandosi a un bastone di legno. Si sedette proprio vicino a lei, quasi impudentemente, invadendo il suo spazio privato. Sistemandosi gli occhialini, con un sorriso sereno stampato sul viso, le parlò.

- Sembra un incendio sulla montagna, vero? -
Lisa si riscosse dalla trance indotta dalla visione, spaventata. Guardando il vecchietto, e valutando che non costituisse un pericolo, si rilassò e ricambiò il sorriso.
- Sì. È bello vero? -
- Già. Vengo qui a guardarlo ogni sera, da quando sono nato. Vale la pena di vivere solo per questo. -
- Anche io...fino ad oggi - si rattristò lei.
- Perché quella faccia, figliola? -
- Purtroppo è il mio ultimo giorno qui. Devo partire... -

Il vecchietto rimase in silenzio per alcuni minuti, rimuginando tra sé. Poi, come se fosse la cosa più ovvia da fare, le chiese - vuoi vedere cosa c'è sulla montagna dove il Sole tramonta? -
- Ma... - balbettò Lisa - non finisce davvero lì...cioè è solo un'apparenza. -
- Vuoi saperne più di me che ho molti più anni di te? - ribatté indignato l'anziano.
- Non intendevo offenderla signore... -
- Ah bene! Allora andiamo. -
- Dove? -
- Sulla montagna! - spiegò lui puntando il bastone verso di essa.
- È molto lontana... - si giustificò la ragazza, che era più divertita che infastidita dall'atteggiamento un po' folle dello sconosciuto.
- Conosco una scorciatoia - affermò lui alzandosi in piedi.

Con un vigore che sembrava impossibile per l'età che dimostrava, il vecchio si erse di fronte a lei e batté a terra con forza il bastone. Da esso, immediatamente, iniziò a scaturire un bagliore dai mille colori, che divenne presto un arcobaleno che univa il parco alla montagna.
Lisa guardava la scena incredula.
- Ma...è un arcobaleno... - balbettò.
- Sì, e sai perché si chiama così? -
Silenzio.
- Perché permette di arrivare ovunque in un baleno! - spiegò l'anziano.
- Che sciocchezza... - rise la ragazza.

Senza contrariarsi, stavolta, il vecchio le prese la mano con decisione, e la trascinò sul ponte di luce davanti a loro. Incredula, Lisa si accorse che nonostante l'apparenza eterea, l'arco era in realtà perfettamente in grado di reggerli e ci si poteva camminare.
In effetti, così come aveva detto l'uomo, in pochi minuti ne raggiunsero la fine, muovendosi sospesi sopra la città, e si ritrovarono sulla cima della montagna.

Lì uno spettacolo ancora più sconvolgente apparve davanti agli occhi della giovane. Una miriade di piccoli ineffabili esserini, il corpo acceso da fiammelle arancioni, pervadeva l'aria intorno a loro, facendo splendere il cielo a perdita d'occhio dell'intenso colore del tramonto. Avvicinandosi ad essi, però, non si avvertiva il calore insopportabile che ci si sarebbe aspettati di fronte a un fuoco di tali dimensioni, bensì un'intensa sensazione di serenità.
- Ecco il tuo incendio - annunciò l'ometto, rompendo per un attimo il silenzio.
Poi accadde. Gli esserini, avvertendo la presenza della ragazza, iniziarono a danzarle intorno, intonando un canto armonioso dalle mille voci, che le fece fermare il cuore per un istante, poi correre all'impazzata, in un turbinio di emozioni diverse, meravigliose.

Dopo un tempo indefinibile, secondi o secoli, uno di essi si staccò dal gruppo e si avvicinò a Lisa. Il vecchio le suggerì di accoglierlo, aprendo le mani davanti a sé. L'esserino le si pose sui palmi, adagiandosi lentamente.
- Un regalo per te da parte del piccolo popolo - spiegò l'anziano.
- Non capisco... -
- Il tuo tramonto personale. Ovunque ti troverai, lui sarà con te e se vorrai ogni sera ripeterà lo spettacolo a cui hai appena assistito. -
La giovane era sopraffatta e non riuscì a proferire parola.
- Ora è tempo di dormire, però, figliola - concluse il vecchio accarezzandola dolcemente sul viso. Lisa perse immediatamente i sensi.

La mattina della partenza, la ragazza si svegliò nel suo letto, la stanza svuotata, valigie e borse già pronte in un angolo per essere caricate su un taxi.
Era solo un sogno...un bellissimo sogno, pensò. Poi, girandosi verso il comodino, vide uno strano ciondolo, appeso a una semplice cordicella nera, con una pietra trasparente che riluceva di vita propria, dei colori dell'iride. Sotto di esso, un biglietto con le ultime parole del vecchio. - Il tuo tramonto personale. -

Con una rinnovata serenità nel cuore, la giovane si vestì e corse verso l'aeroporto, pronta per la sua nuova vita.